mercoledì 20 settembre 2017

Matrimonio al Sud, 2015



Regia di Paolo Costella, con Massimo Boldi (Lorenzo Colombo ), Biagio Izzo (Pasquale Esposito), Barbara Tabita (Anna), Deborah Villa ( Giulia), Paolo Conticini (Gegè), Fatima Trotta (Sofia), Enzo Salvi (Lello),Luc Peracino (Teo).





I giovani Teo e Sofia decidono di sposarsi, ma c'è un problema: lui è figlio di un industriale con fabbrichetta nel Nord, lei di un pizzaiolo napoletano. ed entrambi i genitori sono attaccatissimi alla propria terra d'origine, con gravi pregiudizi per quella altrui.....



Come sapete io i cinepanettoni non li disprezzo a priori: è un genere di intrattenimento che va preso così com'è, un genere che altro scopo non ha se non far passare due ore spensierate ridendo un po'.
Negli anni mi è capitato di vederne di carini come di orrendi, e questo sicuramente appartiene s quest'ultima categoria; un film  talmente sciocco e inutile che anche i tre euro del noleggio mi sono sembrati sprecati. Trama raffazzonata, personaggi tremendi, e come umorismo più in là del meridionale che dic e"polentone" a quello del Nord e quello del Nord che dice "terrone" a quello del Sud non si va. E ovviamente questo NON E' umorismo.
Usare come ambientazione "La Sonrisa", il celebre castello ristorante di Don Antonio Polese reso celebre dal programma "Il boss delle cerimonie" non basta e non aiuta. E speriamo che il povero Don Antonio non si sia rivoltato nella tomba....

domenica 17 settembre 2017

Il padrino- parte II (The Godfather- Part II), 1974

 Regia di Francis Ford Coppola, con Al Pacino (Michael Corleone), Robert De Niro (Vito Corleone giovane), Robert Duvall (Tom Hagen),John Cazale (Fredo Corleone), Talia Shire (Connie Corleone), Diane Keaton (Kay Adams), Michael V. Gazzo (Frankie Petrangeli),Lee sTrasberg (Hyman Roth).


Dopo la morte di Don Vito Corleone suo figlio Mike, succedutogli, si trasferisce nel Nevada per guidare gli affari nel campo del gioco d'azzardo. Sposato con Kay e padre di due figli, si ritrova come previsto a dover fronteggiare molti nemici ch ambiscono a farlo fuori, ivi compresi alcuni membri della sua famiglia...;
In parallelo, abbiamo la storia di Don Vito: mandato dalla madre in America da bambino per sfuggire a una vendetta mafiosa, il giovane Vito inizialmente è un immigrato come tanti, che lavora come commesso presso un fruttivendolo e vive in ristrettezze con la giovane moglie e il figlio piccolo; quando il padrone è costretto a licenziarlo in favore di un boss Vito giura che non sarà da meno. E da lì parte la scalata al crimine....



Raramente i seguiti sono allo stesso livello del primo film; solitamente non riescono, oppure sono solo una ripetizione con poche varianti della storia originale. Questo secondo capitolo del "Padrino" (anch'esso tratto dalla seconda parte del romanzo omonimo di Mario Puzo) rappresenta una delle poche eccezioni alla regola, anzi, per quanto mi riguarda l'ho trovato in alcune parti ancora più coinvolgente del primo. Sempre a mio modesto avviso, è anche il  migliore della trilogia.
Don Vito Corleone, morto alla fine del primo film, qui rivive nella sua gioventù interpretato da Robert De Niro, che non fa certo rimpiangere Brando e anzi, tratteggia ottimamente il giovane Vito al punto da far davvero pensare che il personaggio nei due film sia stato interpretato dallo stesso attore.

A mio avviso proprio la parte che riguarda la storia di vito è la più interessante, dato che sembra segnata dal destino mafioso fin dall'inizio: il piccolo Vito infatti viene messo dalla madre da solo su una nave in partenza per l'America per essere salvato da una vendetta mafiosa, che già ha sterimanto suo padre. Completamente solo, il ragazzino cresce affidato a un'altro immigrato che gestisce un piccolo negozio di frutta e verdura, e fino ad un certo punto la sua vita è quella di un qualunque altro immigrato: lavora nel negozio del suo benefattore, si sposa, vive in ristrettezze ma onestamente. Qualcosa in lui cambia quando subisce un sorpruso grave, e anzichè capire di lottare contro chi lo ha messo in atto, decide di passare dalla loro parte vedendoli come dei vincenti.
Parallelamente abbiamo la storia di Mike, il figlio che nel primo film è passato dall'essere contro la mafia e deciso a non occuparsi delle attività di famiglia a diventarne addirittura il capo dopo la morte del padre: il suo potere si consolida, ma ne fanno le spese i legami familiari, primo fra tutti quello con la moglie Kay, che non accetta più di vivere in un mondo di delinquenti, ma anche quello con la sorella Connie e il fratello Fredo; questa parte a mio avviso è molto malinconica, Mike è un uomo che piano piano rimane solo e che arriva a sacrificare anche gli affetti familiari come un sacrificio doloroso ma inevitabile. 
Come già nel primo film Mike è interpretato ottimamente da Al Pacino, affiancato dagli altri membri del cast altrettanto ottimi: in particolare Diane Keaton nel ruolo di Kay, personaggio il cui amore viene crudelmente disilluso, e John Cazale nel ruolo del debole e forse ingenuo Fredo, che pagherà caro il suo lasciarsi trascinare dalla brama di potere altrui.
La narrazione sui due piani temporali si alterna senza infastidire la visione complessiva del film (contrariamente a quanto succede solitamente, almeno per me), e la fotografia calda e scura alternata permette di sottolineare meglio l'atmosfera generale del film. 
Come sempre ottima colonna sonora di Piergiorgio Farina e Nino Rota.
Nel 1976 il film vinse sei premi Oscar: miglior film, miglior regista, attore non protagonista a Robert De Niro (che per prepararsi al ruolo e imparare il siciliano prima delle riprese del film visse sei mesi nella zona di Corleone), miglior scenografia, sceneggiatura non originale.




mercoledì 13 settembre 2017

Cattivissimo me 3 (Despicable me 3), 2017



Regia di  Pierre Coffin, , con le voci italiane di Max Giusti (Gru e Dru), Arisa (Lucy), Paolo Ruffini (Balthazar Bratt), Rossa Caputo (Margo),




Gru e Lucy perdono il lavoro alla Lega Anticattivi, ma apprendono che Gru in realtà ha un fratello gemello, Dru, che vive in un altro paese. Si recano a conoscerlo, e qui Gru scopre che i fratello, finora dedito all'attività di famiglia come allevatore di maiali, in realtà sogna di dimostrare  a tutti che anche lui può essere cattivissimo.
non avendo però alcuna esperienza si mette per forza di cose agli insegnamenti del fratello, che per riavere il lavoro deve rubare il diamante più famoso del mondo in possesso di Balthazar Bratt, ex bambino prodigio degli anni '80 ora diventato un pericoloso criminale....



Terzo Capitolo di questa simpatica serie ("I Minions" era uno spin off), questo cartone è incentrato su un grosso colpo di scena: Gru ha infatti un gemello di nome Dru, che non sapeva di avere, in quanto i genitori si separarono poco dopo la nascita dei due figli e si accordarono sul tenerne uno a testa. La rivelazione sconvolge positivamente Gru e arriva in un momento abbastanza difficile: Gru e la moglie Lucy sono stati licenziati dalla Lega Anticattivi per essersi fatti scappare Balthazar Bratt, pericoloso criminale con il pallino degli anni '80. Tra l'altro, Gru sta attraversando un periodo di crisi personale: è felice con la famiglia che si è creato, ma contemporaneamente ha anche nostalgia delle imprese che compiva da "cattivo".
L'incontro con Dru- che è identico a lui tranne per il fatto di vestirsi di bianco e avere una folta capigliatura bionda- porta alla luce un lato di Gru che già da prima stava riaffiorando: Ovvero, il lato cattivo, ormai addomesticato dalla vita familiare. Che però non se n'è mai andato del tutto, a differenza dei  Minions che, per protesta contro il fatto che Gru non si decideva a tornare cattivo, lo hanno abbandonato. E il film infatti è incentrato quasi del tutto sul rapporto tra i due fratelli e su questa "crisi d'identità" di Gru; i Minions, Lucy e le bambine qui hanno dei ruoli abbastanza marginali anche se comunque molto divertenti. In particolare, vediamo Lucy alle prese con il suo nuovo ruolo di madre, che adora ma che comporta comunque qualche difficoltà...
Ma la vera star di questo terzo capitolo è lui, Balthazar Bratt, il cattivo di turno: ex bambino prodigio di un famoso telefilm degli anni '80, all'avvento della pubertà come tanti è caduto nel dimenticatoio, da cui non è più riuscito ad uscire. Risultato: oltre a indossare un tutina viola fosforescente e a regalare al film una colonna sonora tipica anni '80, è mago dei passi della dance di quegli anni  e vive circondato da tutta una serie di oggetti, giochi e gadget che chi ha la mia età non farà certo fatica a riconoscere....
Insomma, il cartone si conferma come molto carino anche se poteva essere fatt meglio, ma è godibile, simpatico e divertente. Anche se alla fine avei preferito un incontro tra Dru e la terribile mamma dei due fratelli (che non ha mai visto il figlio dopo la separazione)....





domenica 10 settembre 2017

Non c'è più religione, 2017

Regia di Luca Miniero, con Claudio Bisio (Cecco ), Alessandro Gassman (Bilal), Angela Finocchiaro (Suor Marta), Nabiha Akkari (Aida), Laura Adriani (Maddalena)

Da "Coming Soon":


"Una piccola isola del Mediterraneo e un presepe vivente da realizzare come ogni anno per celebrare il Natale. Purtroppo quest'anno il Gesù Bambino titolare è cresciuto: ha barba e brufoli da adolescente e nella culla non ci sta proprio. A Porto Buio però non nascono più bambini da un pezzo ma bisogna trovarne un altro a tutti i costi: la tradizione del presepe è infatti l'unica "resistenza per non scomparire". Il sindaco Cecco, fresco di nomina, vorrebbe chiederne uno in prestito ai tunisini che vivono sull'isola: peccato che fra le due comunità non corra buon sangue. Ad aiutarlo nell'impresa due amici di vecchia data: Bilal, al secolo Marietto, italiano convertito all'Islam e guida dei tunisini, e Suor Marta, che non ne vuole sapere di "profanare" la culla di Gesù. I tre si ritroveranno uno contro l'altro, usando la scusa della religione per saldare i conti con il proprio passato...."


Simpatica e divertente commedia riguardante il tema della multiculturalità, non troppo approfondito e che scade molto spesso nell'improbabilità ma comunque piacevole da vedere.
Un minuscolo paesino risente in particolar modo di uno dei problema maggiori della nostra epoca, ovvero il fatto che nascano pochissimi bambini; l'ultimo ormai ha dieci anni....
Il problema comincia a toccarsi con mano quando- appunto per la sopraggiunta crescita dell'ultimo bambino- non c'è più nessuno che possa fare Gesù nel presepio vivente che è l'orgoglio del paesino e dei suoi abitanti.
Così  a Cecco, sindaco del paese in quanto unico candidato, non rimane che proporre una soluzione: rivolgersi alla comunità islamica che convive- con qualche difficoltà- con gli abitanti autoctoni. A capo di questa comunità c'è Bilal, che in realtà era Marco, amico d'infanzia di Cecco convertitosi all'Islam per sposare la moglie Aida, e da allora ripudiato dal resto del paese. Bilal pur dimostrandosi aperto e disponibile in apparenza, vuole sfruttare l'occasione per pareggiare i conti in sospeso, che risalgono addirittura all'adolescenza e dipingono un improbabile quadretto assieme a Suor Marta: all'epoca entrambi i ragazzi erano innamorati di lei ma Marco, tradendo l'amico la baciò, rompendo amicizia ed equilibri. A quanto pare i tre non hanno superato il fatto nemmeno dopo tanti anni....e questa è la parte più ridicola del film , peraltro non troppo approfondita.
Cecco decide comunque di sottomettersi alle stravaganti richieste di Bilal per avere il piccolo Gesù (che tra l'altro sarà proprio il figlio che Bilal aspetta dalla moglie); tutto ciò darà l'avvio a una serie di  incontri- scontri tra le due comunità, in momenti divertenti ma anche di riflessione su varie problematiche che nel nostro Paese vengono vissute molto meno serenamente rispetto al film. Certo la concessione alla mentalità moderna appare molto forzata e  non necessaria.....sopratutto alla fine.
Simpatici gli attori anche se, purtroppo mi tocca ripetermi, i ruoli sono davvero molto improbabili, frettolosamente abbozzati e poco credibili. 




sabato 26 agosto 2017

Brooklyn, 2015





Regia di John Crowley, con Saoirse Roan (Ellis), Jim Braodbent (Padre Flood), Fiona Glascott (Rose),Emory Cohen (Tony),



Nel 1954, la giovane Eillis lascia l'Irlanda, suo paese natale (dove rimangono la madre e la sorella Rose) per emigrare negli USA. Qui, aiutata da padre  Flood (un sacerdote irlandese che si occupa degli immigrati della madre patria) trova una sistemazione presso una pensione con altre ragazze e un lavoro come commessa dei grandi magazzini. Il periodo di adattamento, lontana dai suoi affetti, è dura, ma pian piano Ellis si abitua nella nuova vita: frequenta un corso di contabilità per trovare un lavoro più adatto alle sue aspirazioni, fa amicizia con le altre pensionanti e si fidanza con Tony, un ragazzo di origine italiana.
Improvvisamente arriva la tragica notizia della morte della sorella; Ellis è costretta a tornare in Irlanda per un periodo....




Tratto dal romanzo omonimo () di Colm Tolbin, è un film che mi è piaciuto molto sopratutto perchè come stile ricorda i vecchi film anni '50 e '60, periodo in cui è ambientata la storia. In particolare, la fotografia che alterna colori caldi a colori più modesti mi ha colpito molto. E' una storia semplice, se fosse un libro si potrebbe anche defininire "romanzo di formazione"), di crescita e maturità di una giovane donna irlandese, Ellis.
Inizialmente, Ellis vive in Irlanda con la madre vedova e la sorella Rose: lavora la domenica come commessa in una forneria gestita da una tirannica donna ed esce con la migliore amica. Purtroppo, le ristrettezze economiche e sopratutto la scarsità di prospettive induce la giovane a una scelta dolorosa: emigrare in USA, dove grazie all'assistenza di un prete amico di famiglia, c'è già un lavoro e una sistemazione che l'aspettano. Ellis parte, con paure e speranze; e inizialmente le cose non sono affatto facili. E' sola, lontana dai suoi affetti più cari, in un mondo molto diverso da quello in cui è vissuta finora; in un certo senso, è come se dovesse reimparare daccapo a vivere, con nuove abitudini, nuovi modi di fare, nuove persone. 
Eppure pian piano le cose cominciano a funzionare : il lavoro ingrana, le ragazze della pensione si rivelano amichevoli e simpatiche, Ellis comincia ad acquisire sicurezza in sè stessa e nelle proprie capacità, tant'è che si iscrive a un corso di contabilità per riuscire ad avverare il suo desiderio: diventare impiegata. 
Elis scopre quindi che la nuova patria è davvero ricca di grandi opportunità, non solo lavorative: ellis scopre la gioia di un nuovo look, di andare a ballare e perfino l'amore, con un giovane operaio italiano (per fortuna non troppo stereotipato).
Tutto bene, dunque, fino a quando la tragica notizia della morte improvvisa della sorella non la costringerà a tornare in Irlanda, dove si presenta la possibilità di rimescolare le carte....
Mattatrice quasi assoluta della storia è Saoirse Roan, la ex bambina di "Espiazione", ormai cresciuta e confermata attrice di grande talento e spessore, che tratteggia molto bene i vari passaggi della crescita esistenziale di Ellis, ragazza qualunque determinata a essere considerata come donna e come persona che cerca il proprio posto nel mondo. 
Nel 2016 il film ha ricevuto tre nominatiom all'Oscar, tra cui quella come miglior film e quella a Saoirse Roan come migliore attrice protagonista.



martedì 22 agosto 2017

Prima di domani (Before I fall), 2017



Regia di Ry Russo-Yung, con Zoey Deutch (Samantha),Roisin Nicosia (Lindsay),Cinthy Wu (Ally),Medalion Rahimi (Elodie), Logan Miller (Kent), Elena Kampouris (Juliet).




Samantha è una diciottenne americana come tante altre: frequenta l'ultimo anno di liceo, è brava a scuola e popolare all'interno della stessa, è fidanzata con il ragazzo più bello e divide il tempo con le sue tre migliori amiche Lindsay, Ally e Elodie. Una sera le ragazze vanno a una festa, ma tornando a casa in macchina hanno un incidente e Samantha muore.
Tuttavia, il giorno dopo si risveglia nel suo letto...e la giornata ricomincia esattamente come il giorno prima, fino all'ora dell'incidente. La mattina dopo, di nuovo....



Tratto dall'omonimo romanzo (2016 ) di Lauren Oliver, è un film che ho trovato interessante nonostante il target di riferimento sia rivolto agli adolescenti: ma come sapete questo non mi ha mai fermato dall'apprezzare o meno un film o un romanzo.
Il tema è molto importante: che immagine hanno di noi gli altri? Immagine non in senso fisico o visivo, ma immagine propria come persona. Se dovessimo morire che ricordo lasceremmo? Quanto possono esser importanti le nostre azioni e le nostre parole nel rapporto con chi ci circonda? Il film cerca di affrontare tutto ciò in modo abbastanza originale anche se non proprio nuovo: prima del finale, la protagonista è costretta a rivivere più volte in un loop il suo ultimo giorno, arrivando a modificarlo ogni volta con piccoli gesti o parole, inizialmente con lo scopo di evitare l'incidente fatale, poi più concentrata sulle persone che la circondano, più consapevole degli effetti che le nostre parole e i nostri comportamenti possono aver sugli altri. Ed ecco che Samantha, da ragazza popolare e quasi bulletta( seppure non attivamente), comincia a prendere in considerazione Kent, l'amico d'infanzia timido che invece è sempre aperto e disponibile per gli altri, Anna, la ragazza isolata perchè lesbica e sopratutto Juliet, la ragazza bullizzata fin da bambina per colpa di Lindsey. Samantha riuscirà a entrate in contatto con Juliet, a percepire il suo dolore, le bugie di Lindsey che non è così forte come tutti pensano....alla fine Samantha riuscirà a cambiare le cose, anche se non nel modo che ci aspetteremmo.
Gli attori sono giovani e sconosciuti (perlomeno io non li avevo mai sentiti), ma bene in parte e sopratutto la giovane attrice che interpreta Samantha a mio avviso promette molto bene. Si segnala, nel ruolo minore della mamma di sam, Jennifer Beals, la ex protagonista di "Flashdance".




mercoledì 16 agosto 2017

La mafia uccide solo d'estate- La serie, 2016



Regia di Luca Ribuoli , con Edoardo Buscetta (Salvatore Giammarresi), Claudio Gioè (Lorenzo Giammaresi),Anna Foglietta (Pia Giammarresi), Angela Curri (Angela Giammarresi),FRancesco Scianna (Massimo), Nino Frassica (Fra Giacinto),Andreina Castellana (Alice),Valentina D'Agostino (Patrizia),Nicola Rignanese (Boris Giuliano),Enrico Gippetto (Fofò),Pierangelo Gullo (Sebastiano), Domenico Centammore (Totò Riina),Maurizio Bologna (Vito Ciancimino), Pif (voce narrante).


Palermo, 1979: il piccolo Salvatore vive con la madre Pia, il papà Lorenzo, e la sorella 16enne Angela, liceale contestatrice, ai quali si aggiungono lo scapestrato zio Massimo e la sua fidanzata Patrizia. La vita della famiglia Giammarresi è la semplice vita di una famiglia tipica dell'epoca: papà impiegato, mamma insegnante precaria, Salvatore si divide felicemente fra la famiglia, la scuola e gli amici Fofò, Sebastiano e Alice, di cui è innamorato segretamente.
Al bar dove a volte fa colazione Salvatore fa amicizia con Boris Giuliano, capo della Squadra mobile di Palermo, e questa amicizia segnerà per sempre la sua vita....



Nel 2013  il film di Pif "La mafia uccide solo d'estate" fu un grande successo di pubblico e critica: in una mescolanza di toni tra l'irriverente e il drammatico, e attraverso la personale storia del protagonista, il film raccontava una delle più sanguinose stagioni della lotta alla mafia, celebrandone gli eroi.
Ora la Rai ha deciso di trarre dal film una serie tv, operazione non sempre facilissima anche se, negli ultimi anni, abbiamo avuto vari esempi di serie tratte da film di successo che a sua volta hanno avuto successo, meritatamente. E anche stavolta l'operazione è riuscita: gli evidenti cambiamenti non hanno scalfito lo spirito originale dell'opera, anzi hanno catturato ancora di più l'interesse dello spettatore

Come nel film, la voce principale della storia, l'occhio che osserva, filtra e ci racconta la realtà dal suo punto di vista, è quella di un bambini di dieci anni, Salvatore (nel film era Arturo): curioso e ingenuo, al nostro piccolo eroe non sfuggono le contraddizioni di una realtà in cui si deve convivere con compromessi a vari livelli, che schivare non è sempre privo di conseguenze, e a volte con fatti drammatici contro cui prendere posizione spesso vuol dire rischiare la vita.
Salvatore è figlio dell'impiegato Lorenzo, persona che conosce bene come va il mondo e che per la sua onestà si è sempre rifiutato di scendere a compromessi, sia nell'ambiente di lavoro che fuori, e di Pia, da anni maestra precaria che vive aspettando la chiamata per l'ennesima supplenza sperando prima o poi di entrare in ruolo, ma che viene puntualmente sorpassata da raccomandati. Piccolo excursus personale: Pia è una figura in cui mi sono ritrovata a pieno visto che anche io sono una maestra precarissima; il suo organizzarsi freneticamente per stare dietro all'ennesima supplenza a km di distanza, il suo pensare "sono una persona brutta" perchè deve sempre sperare che a qualcuno accada qualcosa per poter lavorare, il suo dannarsi l'anima per quel posto fisso cui avrebbe finalmente diritto ma che non arriva mai perchè le passano davanti sempre altri (con le spalle protette da raccomandazioni), sono cose che vivo anche io da 13 anni  che me l'ha fatta sentire molto vicina, grazie anche alla bravissima Anna Foglietta che ha dato vita- di nuovo- a una delle sue migliori interpretazioni. 

Pia e Lorenzo sono due persone normali e oneste, ma che si trovano a vivere in una realtà in cui la mafia, in tutte le sue varie versioni, volente e nolente imbeve società: nella raccomandazione per avere un mutuo, nelle persone che ti scavalcano in graduatoria, persino (si scoprirà più avanti nella storia) nell'aver  avuto un breve filarino con un noto boss mafioso, per finire su cose più tragiche e pesanti: il padre di Pia e Massimo non parla da anni perchè testimone della tragedia accaduta a Giuseppen Letizia, pastorello 13cenne ucciso perchè aveva casualmente assistito all'uccisione del sindacalista Placido Rizzotto. Un fatto gravissimo e finora dimenticato, che qui viene coraggiosamente ricordato assieme a tanti altri vittime della mafia, tra cui Boris Giuliano e Mario Francese.
Come già detto, il curioso e intelligente Salvatore filtra dal suo occhio le vicende di famiglia, e assieme al gruppetto di amici spesso interviene come può; completano il quadro familiare la sorella Angela di 16 anni, impegnata con le lotte femministe, e lo scapestrato zio Massimo assieme alla fidanzata Patrizia. Massimo rappresenta lo stereotipo del siciliano arraffone e indifferente, addirittura di mestiere fa il forestale...che ovviamente non ha quasi mai lavorato un giorno in vita sua. E' ancge il personaggio che avrà l'evoluzione più drammatica- e a mio avviso sgradevole- nel corso di questa prima serie. 
Mi sono dilungata un po' perchè questa serie tv mi ha veramente preso molto,  un prodotto davvero valido. Molte altre sarebbero le cose da dire ma è meglio che ve la guardate a questo punto....





mercoledì 9 agosto 2017

La tenerezza, 2017



Regia di Gianni Amelio, con  Renzo Carpentieri (Lorenzo), Giovanna Mezzogiorno (Elena ), Elio Germano (Fabio), Micaela Ramazzotti (Michela), Arturo Muselli (Saverio).




L'anziano Lorenzo è un avvocato in pensione scostante e scorbutico, che non ama nemmeno i figli Saverio ed Elena; quest'ultima nonostante tutto, cerca di occuparsi come può del padre, a cui affida il figlio Francesco quando lei è al lavoro.
Accanto a lui viene ad abitare una giovane coppia con due bambini, con i quali fa amicizia....



Liberamente ispirato al romanzo "La tentazione di essere felici" di     , è un film con titolo fuorviante, dato che di tenerezza ce n'è davvero poca. Anzi, a mio avviso, si può benissimo dire che la tenerezza sia la grande assente di questo film, oppure ciò che ogni singolo personaggio disperatamente cerca, a modo suo.
Come protagonista abbiamo l'anziano e scostante Lorenzo, a tratti veramente insopportabile visto che mette in continua difficoltà i figli, ed in particolare la figlia Elena, madre single che cerca di stargli vicino come può, nonostante il padre rifiuti costantemente con fastidio ogni tentativo di dialogo e ogi premura (anche se adora il nipotino, di cui si prende cura quando la madre lavora). Del resto che dire di un uomo che dice che amava i suoi figli quando erano piccoli ma poi quando sono cresciuti ha smesso? Il figlio sarà pure un'opportunista ma non ha certo torto, un padre così merita solo questo!
Eppure, Lorenzo riesce a trovare una dimensione di umanità fuori dalla famiglia con una giovane coppia che, a modo suo, adotta sostituendoli in qualche modo ai figli: Michela e Fabio, con due figli piccoli, sembrano una coppia serena come tante, anche se da alcune scene intuiamo subito che Fabio ha problemi non di poco conto. Con loro, diventa il padre e il nonno che non è riuscito a essere per i suoi figli, e quando la tragedia piomba, anche la sua vita ne è toccata e distrutta. Non è quindi una persona del tutto insensibile  priva di sentimenti, ma nella sua vita è successo qualcosa che lo ha fatto diventare così, qualcosa che non verrà totalmente chiarito nel corso del film (anche se si intuisce che almeno in parte riguarda il tradimento verso la moglie e la scoperta da parte della stessa).

La figlia Elena in realtà gli somiglia molto: è una donna dura, che cresce un figlio da sola ed è dedita al lavoro; cerca continuamente un contatto affettivo con il padre che però avverarsi solo nel finale. Dietro questa facciata ho intuito un grande dolore e una grande infelicità- anche qui nessuna speigazione vera ma solo accenni- sentimenti sempre soffocati ma che riaffiorano. E ho trovato davvero ottima l'interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, forse la migliore del film assieme a quella di Renzo Carpentieri nel ruolo di Lorenzo.
La storia che coinvolge la coppia Germano- Ramazzotti è invece molto pesante  a livello emotivo, devo dire che ho sofferto abbastanza durante la visione del film per le emozioni che mi ha provocato il tema trattato (non anticipo molto); a volte con i film mi capita.
Tutto sommato comunque un bel film, fatto bene, magari per chi è meno sensibile sarà certamente più godibile.






sabato 5 agosto 2017

Il Commissario Montalbano: Una faccenda delicata, 2016



Regia di Alberto Sironi, con Luca Zingaretti (SAlvo Montalbano), Sonia Bergamasco (Livia),Peppino Mazzotta (Fazio), Cesare Bocci (Mimì Augello), Angelo Russo (Catarella), Ileana Rigano (Maria), Lollo Franco (Peppino),Miriam Dalmazio (Elena).




Stavolta il commissario Montalbano è impegnato in due casi: il primo riguarda un'anziana prostituta, Maria, ritrovata strangolata. Il movente non è chiaro, visto che Maria era una persona benvoluta  e apprezzata da tutti, con una famiglia felice e che non ha mai creato scandalo con il suo mestiere; il secondo caso invece riguarda una faccenda scottante: la mamma di una bambina frequentante la scuola elementare di Vigata denuncia presunte attenzioni "strane" di cui sarebbe stata oggetto la figlia da parte di un maestro. Montalbano indaga....



Dal 1997 (anno della prima messa in onda) sono una fansissima della serie di Montalbano, che trovo veramente ottima sotto tutti i punti di vista, anche come romanzi; gli ultimi episodi però, seppure piacevoli come sempre, non mi avevano particolarmente colpita. Ed ecco invece che arriva questo "Una faccenda delicata", tratto non da un romanzo specifico ma da due distinti racconti pubblicati in due diverse antologie, che mi ha letteralmente tenuta incollata, sia per la suspense che per l'attualità dei temi trattati.
Come sappiamo, la vita di Montalbano e Livia è stata segnata dalla morte tragica di FRancoise, il piccolo tunisino loro figlioccio   ; qui sono passati alcuni mesi e Livia, complice anche l'adozione di una cagnolina, sembra avere superato la depressione in cui era scivolata dopo la morte del ragazzo (che per lei, ricordiamo, rappresentava il figlio che averebbe voluto avere) e passa molto più tempo con Salvo, tra Vigata e Genova. La coppia è ormai equilibrata cosi, anche perchè ricordiamo che entrambi (secondo la narrazione letteraria più che secondo quella televisiva) sono entrambi prossimi alla sessantina....è piacevole vedere come nonostante tutti gli scossoni, imprevisti, tradimenti e sofferenze varie (quella di Livia per la mancata maternità è da sempre ben evidente, anche se non approfondita) la coppia resiste, e ho molto apprezzato l'attrice Sonia  Bergamasco che dà un'interpretazione più ironica e simpatica della un po' troppo rigida Livia.
Ma fermarsi per Salvo Montalbano è un'impresa impossibile (anche perchè, diciamocelo, non vuole): stavolta i casi su cui indagare sono ben due, e non è di aiuto Mimì che almeno per uno di essi avanza ipotesi talmente strampalate che Fazio e Catarella ritengono che il vicequestore sia impazzito improvvisamente!
I due casi trattati in questa puntata sono di grande attualità: se il primo racconto, quello della prostituta Maria, è stato abbastanza modificato rispetto all'episodio letterario introducendo il tema della maternità surrogata, il secondo è invece fedele al soggetto letterario descrivendo molto bene il clima che si crea attorno a una persona accusata (peraltro ingiustamente) di un reato odioso come la pedofilia, e di come sia difficile smascherare questo tipo di persone visto che ci sono di mezzo i bambini; un episodio interessante, coinvolgente e come sempre ottimamente interpretato.


martedì 4 luglio 2017

Ciao, Ragioniere! ( In ricordo di Paolo Villaggio)

..."Giorno verrà/ ch lo farà/ Fantozzi volerà
Monti e città/ l'immensità...."

E alla fine quel giorno è tristemente arrivato: Fantozzi è veramente andato in Paradiso, dove avrà sicuramente trovato il terribile Carboni sempre pronto a fargli mille dispetti e il suo amico Filini, probabilmente impegnato a organizzare una delle sue strampalate gite o imprese.

Stavolta il mio post- ricordo di un grande del cinema che se n'è andato lo voglio fare così, per l'affetto che come tanti ho portato a questo grande attore italiano.



















giovedì 8 giugno 2017

L'onore e il rispetto- Ultimo capitolo, 2017



Regia di    , con Gabriel Garko (Tonio Fortebracci), Valerio Morigi (Ettore De Nicola),Daria Baykalova (Daria Bertolaso),Giulia Petrungaro (Rosalinda Scianna), Lisa Gastoni (Contessa Minniti), Sara D'amario (Suor Lucia),Bruno Eyron (Nicola Manino),Mattia Sbragia (Luigi Cusano), Bo Derek (Chantal Cusano), Olga Shuetva (Giada Cusano), Nusat Del Valle Duran Perez (Michela Maccaluso),Aurora Quattrocchi (Immacolata Maccaluso), Beatrice Galati (Antonio Fortebracci), Cristiano Pasca (Ricky Zito)





Dopo la sparatoria in cui sono rimaste uccise Carmela e zia Maria, Tonio è rimasto gravemente ferito e si risveglia, incosciente e completamente privo di memoria, in uno scantinato dove è stato rinchiuso e torturato da Ettore De Nicola per vari mesi. Riesce a scappare e trova rifugio presso uan vedova, Michela, che lo aiuta curandolo fisicamente ma che non può certo soddisfare il suo bisogno di sapere chi sia; così è lui stesso che decide di presentarsi alla polizia chiedendo aiuto. Qui trova Daria Bertolaso, nel frattempo nominata commissaria, che pian piano, tramite alcune foto, riesce ad aiutarlo a ricordare chi è. Ora però Tonio è disperato: se Carmela è morta, dove sono finiti i figli Antonia e Jonathan? Per ritrovare i suoi figli e punire chi ha causato la morte della sua famiglia, Tonio decide di diventare collaboratore di giustizia, ma la vendetta del terribile Ettore colpisce Michela e la sua famiglia, convincendo Tonio a una decisione drastica, d'accordo con Daria: si fingerà morto per poter agire indisturbato....


Undici anni dopo la prima serie (2006), finalmente le avventure di Tonio Fortebracci si concludono (forse) con questo "ultimo capitolo": quel "forse" tra parentesi è dovuto al fatto che alcune vicende legate ad altri personaggi che gravitavano attorno a Fortebracci in realtà non sono affatto concluse, e quindi chissà....
Come sempre, nulla di particolarmente nuovo o interessante: mille personaggi metà dei quali destinati a togliere il disturbo prima della metà degli episodi, alcuni macchiette stucchevoli altri interessanti ma sviluppati poco e male, improbabilità e trashate a gogò, il tutto gravitante attorno a Tonio, mafioso "buono"  e a sua volta spesso vittima, sopratutto da quando ha deciso di  diventare collaboratore di giustizia (senza riuscirci, dalla seconda serie...): la sua famiglia è stata progressivamente sterminata, nell'ultimo attentato sono morte Carmela e zia Maria. Gli rimangono solo i figli Antonia e Jonathan, portati al sicuro in Svizzera dal fedele Ricky. Tutto questo però inizialmente Tonio non lo sa: nel primo episodio lo ritroviamo infatti prigioniero in uno scantinato, torturato crudelmente e completamente senza memoria. Il tutto ad opera, ovviamente, del terribile Ettore De Nicola, il figlio maggiore della Tripolina, che ha preso il suo posto come padrino e spadroneggia facendone di cotte e di crude. In un momento di ditrazione Tonio riesce a fuggire e viene ritrovato da una vedova che lo aiuterà.
Il resto della storia, come sempre, è composto da un mix di sovraffollamento di personaggi e situazioni inutili (la povera Suor Lucia, la notte di Chantal con Tonio, la stessa Chantal con famiglia), ammazzamenti di vario tipo, sceneggiate e chi più ne ha più ne metta. nulla di nuovo in sostanza. Alcuni attori in parte, altri macchiette, certamente uno sfoltimento del cast in positivo avrebbe giovato non poco.
Tra gli attori si nota Aurora Quattrocchi nei panni di Ninna Eroina. Patetica Bo Derek nel ruolo di Chantal Cusano.
In conclusione posso dire che, a mio avviso, la serie migliore è stata la terza.


venerdì 2 giugno 2017

Fortunata, 2017

 Regia di Sergio Castellitto, con Jasmine Trinca (Fortunata), Stefano Accorsi (Patrizio), Alessandro Borghi (Chicano), Edoardo Pesce(franco), Hanna Scyngulla (Lotte),Nicole Centanni (Barbara).





 Fortunata è una parrucchiera in nero, con un matrimonio fallito alle spalle e madre di Barbara; il suo sogno è quello di aprire un negozio tutto suo, assieme al migliore amico Chicano che si occuperebbe di fare tatuaggi. Dopo il divorzio dei genitori la scuola ha assegnato a Barbara il sostegno psicologico del medico Patrizio. Tra lui e Fortunata l'attrazione è immediata....




La coppia Mazzantini- Castellitto notoriamente non è mai stata foriera di film particolarmente leggeri e , sembra che secondo loro senza disgrazie non si può stare....ed in effetti, solitamente evito i film con questa accoppiata. Stavolta però il trailer mi attirava, e ovviamente la presenza di Stefano Accorsi, cosi ho deciso di vederlo.
Risultato "ni": come prevedevo la tradizione di sfighe e drammi vari non si interrompe  e anche qui ne abbiam a profusione, ma il film non è così male, c'è anche un fondo di ottimismo nonostante tutto
Come da titolo la figura principale è quella di Fortunata, parrucchiera coatta e vitalissima, separata dal marito e che vive con la figlia Barbara di otto anni. La sua vita è quella di una normale madre separata, sempre di corsa per andare da una casa all'altra dato che lavora in nero, sempre in lotta con i conti da far tornare,con l'ex marito violento, con una vita che evidentemente fatica a girare per il verso giusto. Fortunata in fondo non chiede molto: vorrebbe solo aprire un negozio tutto suo che le permette di conquistare l'indipedenza economica ed essere meno ricattabile da Franco, oltre che regalare un'esistenza migliore e più stabile a sua figlia. Dato che la scuola ha imposto a Barbara un sostegno psicologico a causa della complicata situazione familiare, Fortunata conosce Patrizio, lo piscologo che cura sua figlia: l'attrazione è immediata, anche troppo forse, vista la repentinità con cui lui butta all'aria la sua deontologia e la cura della bambina per iniziare una relazione con lei.
Relazione che non porterà molto di buono e anzi, innescherà meccanismi che porteranno alla distruzione del sogno quasi realizzato da Fortunata e Chicano. Ma Fortunata è fatta così, è vitale e istintiva, di base ancora un ingenua che sogna la felicità ed è disposta per questo a mettersi in gioco e rischiare di farsi male (come appunto avviene). Di fronte a un personaggio così forte e vitale, ottimamente interpretata da Jasmine Trinca, il rischio che gli altri personaggi risultassero un po' annacquati c'era: e difatti ciò succede con Patrizio, mentre se la cavano meglio gli altri personaggi: lo strampalato Chicano, controparte maschile di Fortunata, il violento Franco che però offre anche sprazzi di dolore nonostante non si giustifichi il suo atteggiamento, la piccola Barbara specchio e coscienza della madre, e sopratutto la dolente madre di Chicano, ex attrice di teatro e donna bellissima precipitata nel tunnel dell'Alzheimer, il quale paradossalmente le dà la libertà negatale da giovane. 
Un film nonostante tutto colorato e vitale, nel vero senso della parola, ovvero quando la vita non  solo gioia e piacere ma anche fatica, lacrime, sudore.Azzeccata quindi la canzone finale di Vasco Rossi: "Vivere/E sperare di star meglio/Vivere /E non essere mai contento....
"Fortunata" è stato presentato al Festival di Cannes di quest'anno dove è stato accolto con discreto successo; Jasmine Trinca per la sa interpretazione ha vinto il premio "Un Certain regard" come migliore attrice.







mercoledì 17 maggio 2017

Let it be- Un giorno con i Beatles (Let it be), 1969



Regia di Michael Lindsay Hogg, con John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison, Yoko Ono. Mal Evans


L'ultimo lungometraggio dei Bealtes, girato quando il gruppo era sull'orlo della separazione, è praticamente un mini documentario su come si svolge un normale giorno di regsitrazione del gruppo, la cui parte migliore è il finale, ovvero la ripresa dello storico concerto sul tetto della casa discografica Apple che fu la vera ultima esibizione dal vivo dei Fabs.
Non è che ci sia tantissimo da dire: le tensioni di un gruppo un cui ormai ognuno faceva per sè e ci si riuniva solo quando estremamente necessario, rinfocolate (consapevolmente o meno) dalla presenza di compagne "forti" come Yoko e Linda e in cui bastava una parola o uno sguardo di troppo per litigare sono più che evidenti. Non si avverte più - a pelle- quella coesione che per lungo tempo aveva caratterizzato il gruppo, ognuno scrive i propri pezzi e poi li registrava e stop.
Tuttavia per ogni beatlesiano che si rispetti è un documento fondamentale sopratutto- come già detto- per il mitico concerto sul tetto della Apple, che effettivamente fu l'ultimo del gruppo e la cui esibizione improvvisata causò fermento per le strade e i palazzi nei dintorni (qualcuno arrivò addirittura ad allertare le forze dell'ordine per disturbo alla pubblica quiete! Inutilmente, credo, visto che pare che  i vigili si misero lì a godersi lo spettacolo). E ovviamente, per le canzoni, grazie alle quali il gruppo vinse uno (scontatissimo, ammettiamolo) Oscar per la migliore colonna sonora.




sabato 13 maggio 2017

Il sogno di Fausto e Iaio, 2016



Regia di Daniele Biacchessi.



Il 18 marzo 1978 a Milano furono ucciso due amici 18enni, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, che frequentavano il centro sociale Leoncavallo. Anche se a 38 anni di distanza è uno dei tanti omicidi mai risolti degli anni di piombo, e anche se sicuramente gli assassini provenivano da ambiente neofascista, il caso è però ancora avvolto nel mistero. Alcuni giovani sconosciuti, ad esempio, vennero visti aggirarsi nella zona da alcuni testimoni, solo per quella sera però. Chi erano? Uno dei tre oltretutto, corrisponde come descrizioni a Massimo Carminati, uno dei boss della Banda Della Magliana: che interesse poteva avere un simile personaggio a uccidere due innocui ragazzi? Gli interrogativi ancora oggi sono tanti....




Tratto dal libro "Fausto e Iaio: la speranza muore a 18 anni", è dedicato appunto ai due ragazzi uccisi durante i cosiddetti "anni di piombo", vittime riconosciute del terrorismo in una città, Milano, che assieme a Roma e Torino ha pagato il prezzo più alto in quegli anni.
La loro storia + comunque considerata abbastanza anomala rispetto a quella di altre vittime: nonostante fossero innegabilmente di sinistra, è probabile che quella fosse solo una scusa che nascondeva altro. Ma cosa?
Fausto e Iaio si interessavano al problema della diffusione della droga nel loro quartiere in maniera attiva, stavano anche realizzando un dossier con tanto di interviste registrate e documentate; ed è anche lì che si sono concentrate le ricerche- che ripeto, a tutt'oggi sopo 40 anni non hanno dato esiti definitivi- sulla loro morte.
Purtroppo devo dire che questo documentario non mi ha soddisfatto molto: già dalla presentazione in sala ho notato nel regista una tendenza a divagare abbastanza fastidiosa, che nel filmato sfocia nel solito e noioso complottismo a mio avviso spesso inutile: d'accordo che la mala romana e il traffico di droga c'entri qualcosa, ma che senso ha mettere la pulce sui soliti servizi deviati, CIA, massoneria e quant'altro? Sembra che ogni cosa che succede in Italia sia da ricondurre lì! Si perde così il punto di vista principale, la storia di due ragazzi come tanti in quegli anni, e la loro figura risulta sbiadita: conosciamo poco di loro, della loro vita, sopratutto non ci viene spiegato quale sia quel sogno cui fa riferimento il titolo:  forse il sogno di una società più giusta? il sogno di ripulire il loro quartiere dalla droga? Sono tutte ipotesi che lo spettatore può fare, ma che tali restano visto che il regista non chiarisce nulla a riguardo.
E così Fausto, Iaio e la loro storia vengono messi un po' in disparte.
Molto bella la scelta di presentare i personaggi con una particolare animazione colorata e originale, e molto bella la colonna sonora che ricalca i gusti  musicali dei due ragazzi. Un lavoro comunque utile, ma si poteva fare di meglio.






domenica 7 maggio 2017

Maradonapoli, 2017



Regia di Alessio Maria Federici



Il documentario racconta gli anni "napoletani" di Diego Armando Maradona, ricostruendo cosa ha voluto dire il calciatore per la popolazione e per la cultura, non solo sportiva, della città....



Nonostante non segua quasi per nulla il calcio, ho voluto andare a vedere ugualmente questo documentario in quanto Maradona è stato sicuramente uno dei personaggi famosi che ha segnato la mia infanzia negli anni '80: chi non ha mai cantato, giocando, la canzoncina "ho visto Maradona, ho visto Maradona"?Chi- mi riferisco a a chi giocava a calcio- non lo ha mai imitato, magari sognando di diventare come lui? Oserei dire che è stato il calciatore più importante di quegli anni...ma non me ne intendo di calcio, e quindi prendete il mio parere in tal senso.
E' indubbio che per la città di Napoli e i napoletani è stato qualcosa di molto più di tutto questo, se ancora oggi (cosa sottolineata più volte durante il filmato) nascono bambini chiamati Diego proprio in suo onore, e se ancora oggi ragazzi che non erano nemmeno nati negli anni d'oro del Napoli lo prendono come modell e come mito, spinti non solo dai racconti di genitori e nonni. Oserei dire che Napoli ha un vero e proprio culto per Maradona, amato al pari di San Gennaro (in alcuni dipinti mostrati nel documentario, Maradona è seduto accanto a San Gennaro in Paradiso...), che ancora oggi rappresenta una parte molto importante della città.
Il perchè non è difficile capirlo, se si conosce anche poco la storia del calciatore (che lui stesse spiega in una breve intervista mostrata nel filmato): Maradona nasce in Argentina da una famiglia povera, vive la sua infanzia e la sua prima giovinezza per le strade, faticando, facendo sacrifici, spesso non avendo il necessario. Il calcio lo salva e proietta lui e la sua famiglia nel benessere. Per questo , in una città purtroppo molto problematica, con vari dislivelli sociali, e all'epoca ancora piagata dal terremoto del 1980, lui rappresenta il simbolo di chi ce l'ha fatta, un esempio per tutti i ragazzi di strada come è stato anche lui; rappresenta il riscatto che lo sport (in generale, non solo il calcio) offre ancora oggi a molti.
Nel filmato vengono intervistate molte persone. sopratutto di quartieri poveri, che raccontano il loro legame con Maradona, i loro ricordi, la loro passione: è un omaggio sincero, affettuoso e caloroso, che perdona gli errori dell'uomo facendolo entrare di diritto nel mito. Affetto che Maradona ha sempre ricambiato, del resto.
Una visione interessante non solo per gli amanti del calcio e di Maradona.


giovedì 4 maggio 2017

L'uomo perfetto, 2005



Regia di Luca Lucini, con Riccardo Scamarcio (Antonio), Francesca Inaudi (Lucia ), Gabriella Pession (Maria ), Giuseppe Battiston ( ).


Lucia, giovane e brillante pubblicitaria, è da sempre innamorata dell'amico Paolo che però le ha preferito Maria, migliore amica della stessa Lucia. Quando la ragazza viene  sapere che i due intendono sposarsi, decide di giocare il tutto e per tutto: così assolda Antonio, attore disoccupato in cerca di un ingaggio,  lo prende sotto la sua ala insegnandogli a diventare l'uomo perfetto che (nelle sue intenzioni) conquisterà Maria allontanandola dal promesso sposo.
Il diavolo però crea le pentole ma non i coperchi...




Graziosa commedia dello stesso regista di "Tre metri sopra il cielo", basata sul vecchio schema "triangolo tra amici" con inserimento di un estraneo che sconvolgerà gli equilibri, anche se in maniera non prevista.
Certo Lucia, la protagonista, non ci fa proprio una bellissima figura: pur volendo bene a Maria ed essendo la sua migliore amica, non può fare a meno di cercare di metterle i bastoni fra le ruote separandola da Paolo, perchè anche lei innamorata di quest'ultimo (o almeno è quello che crede).La salva il fatto che oltre a ciò, Lucia è veramente convinta che Paolo non sia l'uomo giusto per Maria, almeno per come la conosce lei: per questo assolda Antonio, aspirante attore spiantato, per istruirlo nella parte del presunto uomo perfetto per Maria. Ma qual'è davvero l'uomo perfetto? Lucia conosce cosi  bene i suoi amici, e anche sè stessa?
A scompigliare tutto è proprio Antonio, che man mano che la storia prosegue assume un ruolo più importante di quello che ha all'inizio, dato che anche lui non è solo il belloccio stupido che crede Lucia...niente di particolarmente nuovo insomma, ma una storiella gradevole che fila fa anche un po' sognare.bravi tutti gli attori, in particolare l'apparentemente svampita Pession e Scamarcio (che ve devo dì, a me piace!).






martedì 2 maggio 2017

Pocahontas, 1995


Regia di Mick Gabriel ed Eric Goldberg, con le voci italiane di: Ilaria Stagni (Pocahontas),Pino Insegno (John Smith), Remo Girone (Powathan),Zoe Incrocci (Nonna Salice),Monica Ward (Nakoma),Andrea Ward (Kokoum),Franco Chillemi (Radcliffe).


Inghilterra, 1607: una spedizione di marinai capitanata dal pomposo governatore Radcliffe parte alla scoperta del Nuovo Mondo. Tra i marinai c'è il capitano John Smith,marinaio esperto e studioso degli usi e costumi degli indigeni.
La parte di terra scelta dagli inglesi per la loro spedizione è quella dove vive la tribù di Powthan, saggio capo e padre della giovane Pocaonthas, che il padre stesso ha promesso in sposa al guerriero Kokoum. Ma la giovane principessa, da carattere fiero e molto intelligente, ha molti dubbi riguardo a questa unione. Dubbi che diventeranno certezze quando la giovane indiana incontra il capitano bianco....



Nel 1995 la Disney scelse come soggetto del classico cartone di Natale una storia vera: quella di Pocaonthas, principessa indiana  che nel 16   , dopo aver sposato il colono inglese John Rolfe, si trasferì in Inghilterra ma morì poco dopo a causa di malattie che nella sua terra non esistevano.
E' quindi un cartone più maturo rispetto agli standard disneyani, e sicuramente tende a celebrare anche a cultura dei nativi americani (pare comunque che la comunità indiana non lo abbia apprezzato ritenendolo poco accurato dal punto di vista storico), e sopratutto introduce una principessa particolare anche per anni in cui le principesse- grazie alle precedenti Ariel, Belle e Jasmine- sono diventate più moderne, attive e agguerrite rispetto a Biancaneve e Cenerentola.
Pocaonthas è in infatti una giovane nativa cresciuta in modo libero dal padre, che le ha insegnato a pensare e ragionare con la sua testa; in questo, la giovane viene aiutata dalla saggia Nonna Salice, la vecchia nonna defunta il cui spirito si è incarnato nell'omonimo albero, e che in questa veste è ancora in contatto con l'amata nipote. Pur essendo un padre per certi aspetti moderno e rispettoso della propria figlia, Powathan è pur sempre un capo tribù indiano del 1600, e quindi quando la ragazza raggiunge l'età da marito decide di darla in sposa al valoros guerriero Kokoum, pur senza imporglielo in maniera dittatoriale; tuttavia per quanto Pocaonthas stimi il giovane innamorato di lei, sente che il suo destino non è quello: l'inquietudine che prova si concretizza quando il suo cammino si intreccia con quello di John Smith, un capitano inglese che guida una spedizione volta - inutile negarlo- a saggiare le possibilità di conquista del territorio.


Due nemici quindi, che dovrebbero odiarsi e combattersi a priori e che invece finiscono per essere attratti uno dall'altra: non parlerei propriamente di amore, o almeno io non l'ho mai percepito come tale, ma di una infatuazione positiva per entrambi, perchè permette loro di guardare la persona al di là di ciò che essa rappresenta come stereotipo (i selvaggi, gli inglesi conquistatori cattivi) e abbattere in qualche modo il muro di odio che sembra inevitabile cresca fra i due popoli.
Sicuramente un  messaggio importante contro il razzismo, anche se il cartone mi pare non sia proprio fra i più amati ancora oggi: Pochaontas non è stata nemmeno "ammessa" nel gruppo delle "Principesse Disney", anche se ne avrebbe tutto il diritto visto che è una principessa a tutti gli effetti. Anche la colonna sonora, da sempre colonna portante della produzione Disney, è poco ricordata.
Il non lieto fine classico lascia aperta la porta al seguito (come del resto da storia vera), realizzato nel 1998 e intitolato "Pocahontas: Viaggio nel Nuovo Mondo", in cui si ripercorre appunto la seconda parte della vita della giovane indana (e che personalmente ho apprezzato di più).



venerdì 28 aprile 2017

La signora mia zia (Auntie Mame), 1958



Regia di Morton De Costa, con Rosalind Russel (Mame Dennis), Roger Smith (Patrick Dennis bambino), Forrest Tucker (Beau Burnside),Connie gilchrist (Nora),Fred Clark (Dwight Babcock),Coral Brown (Vera Charles).


Rimasto improvvisamente orfano di padre, l'undicenne Patrick viene affidato a zia Mame, l'eccentrica sorella del padre che non ha mai visto prima. Per lui inizia una vita davvero piena di colpi di scena....



Tratto dal romanzo "Zia Mame" di Patrick Dennis (1956), è una commediola simpatica ma molto poco approfondita, sopratutto a livello di personaggi. Per ovvi motivi la mattatrice assoluta è Rosalind Russell nel ruolo di zia Mame, donna esuberante, eccentrica e decisamente sopra la righe. che dalla morte del fratello dedica la sua vita al nipote Patrick affidatole appunto dal defunto. Mame e Patrick, assieme ai fedeli domestici Nora e Hito, costituiscono una stravagante ma affettuosa famiglia, grazie sopratutto alla capacità (sarebbe meglio dire fortuna) di Mame di riuscire a cadere sempre in piedi in qualsiasi situazione si trovi, anche la più spiacevole. Vari i cambiamenti significativi rispetto al libro: ad esempio  zio Beau (il gentiluomo del Sud che Mame sposa) non muore poco dopo le nozze ma vari anni dopo, quando il nipote è all'università; Mr Babcock diventa per Patrick un affettuoso tutore tanto che lui arriva a chiamarlo "zio", e varie altre cose. Il tutto però viene svolto in maniera molto superficiale, addirittura tante volte si ha proprio la sensazione di "tirare via" senza nemmeno aver fatto il minimo indispensabile: ad esempio, vedendo il film nessuno si aspetterebbe che Patrick e Pegeen si sposano, visto che non hanno nemmeno interagito fra loro! Per non dire di tutto il resto, i personaggi sono purtroppo proprio poco approfonditi anche a livello minimo di motivazione. Ed a mio avviso è spiacevole anche se il film alla fin fine si lascia guardare perchè  è divertente, ma non rimane molto di esso allo spettatore una volta spento il video....